Quello che in seguito ho definito «Sezionismo» è un flusso dalle molteplici correnti.
È nato dall’esigenza di conferire alla mia pittura una posizione autonoma.
Una di queste correnti scaturisce dal mio background culturale, influenzato dalla pittura gestuale di grande formato e dalla concezione dell’«immagine nell’immagine».


Un altro afflusso è scaturito dallo studio di opere d’arte storiche al microscopio elettronico.
Questo sguardo mi ha permesso, per così dire, di penetrare nel DNA delle cose e di osservare la pittura a un livello strutturale più profondo.
L’intenso lavoro sulle opere d’arte del Rinascimento toscano mi ha inoltre portato alla consapevolezza che esiste un modo matematico di dipingere; anche questo pensiero è confluito nella mia pratica.
Dall’incontro di queste diverse correnti si è sviluppato un metodo pittorico complesso.
Alle intersezioni di queste esperienze nascono tensioni che non sono né puramente gestuali né puramente analitiche o matematiche, ma generano qualcosa di proprio.


Ho chiamato questo approccio “Sezionismo”.
Il risultato sono immagini gestuali ed espressive, i cui punti di incontro – soprattutto ai margini del quadro – sviluppano una tensione propria e sembrano raccontare qualcosa di misterioso.
